lunedì, marzo 03, 2008

Talking 'bout religion - I

Parafrasando Tracy Chapman.

Dunque:
- non esiste laicità senza religione;
- non esiste religione senza laicità.

Cominciamo a precisare una cosa. Io non sono sicuro di niente. Posso sembrarlo. Ma non lo sono. Se volessi portare all'estremo il mio pensiero potrei dirti che dubito anche del mio stesso esistere. Perché? Perché siamo opera dei nostri sensi. E i nostri sensi sono bugiardi, o possono esserlo. Quindi tutto quello che vediamo, sentiamo, udiamo è semplicemente qualcosa che ci arriva dai nostri sensi (cinque, sei, sette e mezzo, quelli che siano) e che viene elaborato dal cervello. E il cervello ha la ottima capacità di elaborare molto bene... a volte troppo. Chi ci dice che il rosso che vediamo è rosso davvero? O che il suono che udiamo è un LA, o non un SI?!? Sei stonato? Può essere che senti in maniera diversa da come sentono la maggior parte delle altre persone. O altro.
In pratica per iniziare a pensare io inizio così: io esisto? E sai come mi rispondo? Mah... forse sì, forse no.

Sono stupido? È questo un modo stupido su cui basare la propria esistenza? Mah, forse. Se tu pensi che per vivere si debba essere sicuri di qualcosa, certo. Partire con un dubbio, in una vita che deve essere basata sulla certezza, sembra decisamente stupido. Ma non lo è. Il mio dubbio non nega nulla, non toglie spessore a nessuno strato di quella che è la vita. Semplicemente parto lasciando aperte tutte le possibilità. Badar bene, non dico che tutte le possibilità hanno stesso livello su un piano morale. Ma come esiste una morale se non si hanno certezze? Mah... la morale è qualcosa che uno si costruisce, si crea, una cosa che uno decide di avere (in modo conscio o non conscio) o, meglio, regole che uno si costruisce... etc.
Ma andiamo avanti con ordine.

Dubito ergo sum. Io inizio da qua.

Potrei essere un qualsiasi cosa. Un sogno svogliato, un insieme di bit in un megacomputer... tutto. La fantasia non manca e se volessi troverei mille possibilità di "non esistenza". Ma non mi interessa cercare. Perché dovrei farlo?
Essere o non essere non toglie dignità al mio Essere. Quindi proseguo sulla strada che sembra essere la mia vita, senza mai dimenticare il dubbio, senza mai dimenticare che questo dubbio non mina assolutamente la mia dignità per approfittare della vita. Badar bene a questo. Il mio dubitare di tutto non significa credere che tutto è fuffa e quindi niente ha serietà, dignità e classe... No. Semplicemente cerco di non salire sul picco di un monte e dire:
"Ecco, questo è un monte, il più alto su cui si possa salire, gli altri monti son tutti più bassi!".
No, di monti ce ne sono troppi per credere che uno sia il più alto.

Detto questo (purtroppo spiegato male, se non avete capito approfondisco) torniamo ai due punti di cui sopra.
Beh... per me potrebbe esserci una terza via. Né religione, né laicità.
È così importante che ci sia o l'una o l'altra? No. Nella convivenza umana no. Nel vivere quotidiano del singolo nemmeno. È che siamo abituati, soprattutto noi occidentali (non mi piaccion le categorie, ma è necessario utilizzarle in una discussione) siamo abituati a una Religione o assenza di essa (che poi va a crearsi come altra "religione") sin da un... diciamo... qualche migliaio di anni. E questo ci permea, indubbiamente.
Ma io credo (con molti dubbi, ovvio) che potrebbe essere arrivato il momento di superare le "religioni", le "eresie", per cercare di capire che abbiamo significato alla vita anche senza un "divino", qualunque esso sia.
Utilizzo un'altra categoria per dire che a noi Uomini è necessaria e sufficiente la Morale per poter vivere in armonia e guerra, come siamo soliti fare da millenni. Morale con "m" maiuscola, non perché assurga a nuovo idolo, cadendo ancora nel religioso, ma perché è un insieme di regole che l'Uomo in quanto animale sociale si è dato. Questa Morale può variare da regione a regione, a causa di Storia differenti (sì, Storia intesa come entità specifica di un popolo, vissuto di questo popolo, che ne forma il carattere e la mente come il nostro singolo vivere forma il nostro carattere e la nostra mente personali).
E così, dopo secoli, abbiamo una nostra morale. Che deriverà da religioni, direte voi. Beh... in gran parte, riflessioni personali, movimenti di massa, correnti filosofiche. Un po' di tutto questo. Ce l'abbiamo e con questa viviamo, interagiamo tra diverse comunità, ci scontriamo. In pratica viviamo. Come vivono tutti gli altri esseri viventi.
Diciamo che abbiamo passato, camminando nella nostra evoluzione di milioni di anni, varie età.
Ci siamo svegliati un giorno lontano, ci siamo alzati su due piedi, abbiamo iniziato a brandire pietre, schegge, bastoni, lance e abbiamo cominciato a lanciarci non più solo richiami, ma anche riflessioni, astrazioni, discorsi. In pratica abbiamo iniziato a parlarci. Ci siamo riuniti in gruppi sempre più organizzati, scelto capi (cosa che facevamo già da molto tempo, ma siamo passati da capi scelti per la prestanza fisica a capi scelti per il carisma e poi per la saggezza... poi abbiamo iniziato a sceglierli un'altra volta solo per il carisma... sigh), iniziato a guardare questo mondo che ci circonda con occhi non più fissi sulla realtà fisica, ma ci siamo pure creati una realtà metafisica. E son nate le religioni. Una volta che inizi a chiederti il perché, quando non trovi risposte devi accendere la fantasia. È quello che potremmo aver fatto, accendere la fantasia. Iniziare a credere a cose che non erano il semplice sasso, la foglia, l'acqua. Cercavamo spiegazioni e ce le siamo date con le conoscenze che possedevamo.
E così nacque dio. Uno, tanti, diversi tra loro a seconda della Storia di ogni comunità.
Oppure Dio si rivelò... qua dipende dalla Fede di ognuno. Ma io dubito della Fede, perché "Fede" vuol dire credere senza dubitare.
[fine prima parte... vado a dormire]
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