giovedì, marzo 20, 2008

La calma prima della tempesta

Passo le giornate dormendo e le nottate lavorando.
Alle undici mi avvio da casa, cammino lungo il "paseo" e guardo questa oscurità su cui spicca la striscia orizzontale della spiaggia a spezzare il nero di terra e mare. Guardo il faro e la sua luce circolare e ripenso ai momenti spesi ai suoi piedi e un po' di tristezza e un po' di malinconia rallentano il mio passo. Ma ho deciso che non sarà un'altra storia strappalacrime e così lascio che il ricordo scaldi il cuore, invece che permettere che raddoppi la lontananza.
Un'altra bottiglia è stata lanciata in mare, e sicuramente giungerà a destinazione. Sarà dura fatica raccogliere la risposta.
Nel frattempo dormo di giorno e lavoro di notte.
Il che lascia ampi margini alla riflessione, cosa che ora come ora proprio non voglio fare. Perché comincio a immaginare e a pensare al futuro, e pianificare mi riesce così male che non ho proprio più intenzione di farlo. Diciamo che sfumo delicati acquarelli sul mio futuro, quasi trasparenti sulla carta. E che, ovviamente, in ogni caso saranno brutalmente smentiti. Ma oramai ci siamo abituati e transeat.

Il mattino torno verso casa lungo il "paseo". Incrocio i corridori mattutini che si fanno il loro chilometraggio quotidiano. Quasi tutti su d'età, oggi una famiglia, genitori quarantenni in gran forma e i figli in roller. Un desiderio quasi recondito sorge spontaneo mentre li guardo allontanarsi. Io cammino, iPod in tasca e sorrido beato del mio relax, nonostante sappia che dormire sarà un difficile traguardo e che questa sarà probabilmente la sola ora del giorno che starò sfruttando pienamente.

Questi sono i miei giorni di adesso. Guardo lontano, guardo questo mare che sembra così piccolo tanto è immenso e senza confini, guardo lontano e guardo dentro di me. Le cose che vedo sono limpide e chiare, però non riesco a sentirmi soddisfatto pienamente. Sapere che qualcosa sta scivolando via un'altra volta non aiuta. Sarà solo un altro passo solitario, presto seguito da altri passi, forse accompagnati, forse no. Sicuro è che sentirti e saperti ogni giorno un po' più irraggiungibile riempie la mia malinconia abituale di motivi e ragioni.
Duermo los dias y trabajo las noches, esta es mi vida ahora.
A las once de la noche voy andando desde casa, camino lungo el paseo y miro a la oscuridad en la que se vee la playa romper el negro de tierra i mar. Miro el faro y la sus luz rodeante y pienso a cuantos momientos hemos pasado abajo de su midez y un poco la tristeza y la melanconia me ralentan el paso. Pero he decidido que esta no va a ser una otra historia de lagrimas y asì dejo que el recuerdo caliente el corazon, no dejo que alejes a la lejes.
Una otra botella ha sido tirada en el mar, y seguramente lleguerà a su lugar. Serà muy duro leer la respuesta.
En el mientro duermo de dia y trabajo de noche.
Eso me deja mucho tiempo para pensar, cosa que no quiero hacer. Porqué empiezo a imaginar y a pensar en el futuro, y pensar en el futuro lo consiguo muy mal y no quiero hacerlo para nada. Podemos decir que pinto debujos delicados en el mio futuro, quasi transparientes en el papel. Y que, envariabilmente, no seran conseguidos. Pero estoy acostumbrado.

Por la mañana vuelvo a casa en el paseo. Encuentro los corridores que recorren sus kilometros diarios. Quasi todos en su madurez, hoy una familia con patres de cuarenta años y niños con patines. Un deseo, un sueño se ha desperdado en mi mientre los miro alejarses. Yo camino, iPod en el bolsillo y rio de mi relax, tambien si se que dormir serà muy dificil y que esta va a ser la sola hora del dia que aprovecharè.

Estos son mis dias de ahora. Miro lejo, miro esto mar que parece tan pequeño en su inmensidad sin confines, miro lejo y miro en mi. Las cosas que veo son limpias y claras, pero no puedo quedarme satisfecho. Saber que algo esta alejandose una otra vez no es bueno. Serà solo un otro paso solitario, temprano sequido da pasos, quizas en compañia, quizas no. Es cierto que no oirte y saber que cada dia eres mas lejana llena mi malinconia.

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