giovedì, agosto 31, 2006

Le "Ossa della terra"

Uno passa la mattinata in macchina, percorrendo circa 150 km verso est, per raggiungere la "Spiaggia dei Sogni" in un palmeto naturale, con mare caraibico e cielo limpido come il diamante.
Tutto questo perché le stesse parole hanno peso diverso a seconda dell'orecchio che le recepisce, ma transeat.
Dunque, si diceva, che il tale arriva alla cotal spiaggia, vede che il parcheggio è a pagamento, che nello sprazzo di parcheggio libero ci sono 3 (tre) autobus "www.zeus.gr" e un dubbio gli sorge. Parcheggia (nel parcheggio libero) e passeggia per qualche minuto verso la spiaggia e il palmeto... rigorosamente recintati da recinzione spinosa (sia in senso lato che stretto). La "Spiaggia dei Sogni" la vede, da dietro qualche palma. Il mare sarà pure bello, ma il botteghino d'ingresso svoglia ("toglie la voglia") e quindi il tale ritorna alla macchina, ci risale, si informa e arriva a un'altra spiaggia. Di palme ce n'è una sola, anzi due, una alta e una bassa.
Però decide che si può arrivare pure più lontano, e che un promontorio lì vicino è preda troppo succulenta per lasciarsela scappare.
E allora prosegue, fino a che il mare si vede sia a destra che a sinistra e la striscia di terra che si attraversa ispira, orco se ispira. E allora parcheggia. E si butta da un moletto in mare... profondo, blu, scogliera da una parte, sabbia a qualche metro di profondità... quasi mare aperto. E nuota in mezzo a un banco di pesci.
Poi risale, per andare a prendere il sole è meglio la spiaggetta con le due palme. Però... però... ma dai, facciamoci poi un altro tuffo!

Beh... ci vogliono parole con pesi diversi, ma alla fine Creta un po' me la godo.

Poi ho preso il sole alla spiaggetta e sono tornato.

Le Ossa della terra? Viste. Montagne che sorgono dalla pianura come bastioni, e una spaccatura in mezzo profonda... profonda... potrei fare un paragone, ma non sarebbe cortese.
Si sente, che sorge dal profondo quest'isola.

E poi oggi. Tutto diverso. Il Male è vicino, molto vicino. Vedo segni della Bestia ovunque attorno a me. Le sue cifre sono dipinte su molte porte. E i Quattro Cavalieri sono a portata d'orecchio, se ne odono gli zoccoli.

In realtà... mi girano vorticosamente. Quasi come una macchina, e dei progetti andati in fumo.
Ancora... ancora... e ancora. Possibile? Probabile? No, nessuno dei due.
E allora "innalzo un gesto di ringraziamento a questo destino"... immaginatemi con la testa china, in piedi su di una scogliera, un braccio lungo il corpo e l'altro alzato al cielo. Un dito è proteso: immaginate voi quale.
Posta un commento