mercoledì, novembre 03, 2004

30 ottobre 2004

30 Ottobre 2004

Si possono commettere gli stessi errori tutta la vita?
Probabilmente sì.

Sono in viaggio verso Heidelberg, sul treno Milano - Zurich, sto attraversando valli svizzere dove l'autunno disegna chiazze di giallo nel verde cupo degli abeti. A tratti, spaccature bianche interrompono in questa dicromia: sono torrenti in cascata lungo le ripide pareti dei monti. Si sente, quasi, attraverso il finestrino, che la terra è umida e bagnata.
Sono in viaggio verso la vacanza. Quasi mi sembra la prima vacanza, il primo viaggio che faccio. Dimentico la Finlandia, ma è questa la sensazione.
Coda sull'autostrada sotto di me; è un bel viaggio, il treno. Anche quando diventa malinconia, ricordo di altri viaggi, di altre mete, di altre persone da incontrare all'arrivo. Anche in questo caso il viaggio in treno merita di essere conosciuto.

Si possono ripetere gli stessi errori durante la propria vita?
Sì, sicuramente sì.
Ed è una colpa ripeterli?

Questo viaggio è anche diverso da ogni viaggio compiuto finora. Perché è lontanaza, è attesa, è dubbio. E' pure scoperta e aspettativa, però. Non lo so, avrei voluto chiarirmi la mente prima di partire, chiarire degli angoli in penombra; invece mi ritrovo in viaggio e non so se sono in viaggio lontano, via da, oppure se sono in viaggio verso. E' vero che questo dubbio, non posso negarlo, è un dubbio molto personale, molto egoista. Quindi è un dubbio di piccolo significato, di bassa importanza.
Ma dubbio rimane e crea di questi dieci giorni, dieci momenti di pensieri, di riglessioni più acute di quanto ero, sono, abituato da anni a questa parte!
Tanto è vero che già ho riempito tre pagine di questa agenda... non accadeva da molto.

Sale, il treno, lungo questa valle. La sua bellezza si fa lentamente meno ampia, più raccolta. Lento il crepuscolo si avvicina e sbiadisce gli oggetti, tanto più per me che vedo sempre meno. Veder correre i boschi fa nascere la voglia di intravvedere un trotto, un palco di corna fra i tronchi, uno sguardo regale, veloce, e già scomparso. Vecchi sogni, vecchi desideri mai realizzati; troppo pochi gli sguardi, troppo brevi: è più il tempo con gli occhi chiusi, o chini su lettere e parole. Ma, chissà ? Un giorno, forse, quella visione sarà raccolta da qualcuno, e più dimenticata, spero.

Ora, quindi, guardo.
Lo scrivere, magari, sarò ripreso più tardi.

...

Sono passate parecchie ore da quando ho interrotto lo scrivere. Ora, fuori, tutto è buio, e rare macchie di luce interrompono l'oscurità . Il viaggio comincia a farsi lungo, e stanco è lo sguardo con cui vedo la mia mano comporre queste parole.

Ora attendo con impazienza l'arrivo, e già mi immagino una rinfrescante lavata di viso e, soprattutto, una abbondante cena. Magari un Kebab?

Sono ossessionato dal pensiero delle donne! E' ridicolo, non vado ad incontrarne, non ho intenzione di lanciarmi in folli avventure, eppure continuo a pensare di averne una al mio fianco. Ascolto voci femminili, quasi con ansia, quasi con ansia cerco incroci di sguardi, e morbide lineee su cui perdere il pensiero! Non mi succede spesso, e non pensavo sarebbe successo in questi giorni.
... e devo evitare di perdere uno sguardo che ho negli occhi, un viso che ricordo, uno che è difficile richiamare.

Sì, è una colpa ripetere gli stessi errori. Perché siamo stati dotati di raziocinio, di memoria, e di capacità di provare emozioni e di immaginare le emozioni da altri provate. E' quindi una colpa commettere gli errori già commessi. Eppure se è facilmente comprensibile, allo stesso tempo questo non ci assolve dal continuare a commetterli.

Conscio di questo, chiedo perdono.

Dopo la "guerra preventiva", il "perdono preventivo"? Mi sembra più corretto, e meno dannoso!

[... ... ...]

Il viaggio, la prima parte di esso, sta per finire.

Un pensiero, uno stato d'animo, è sorto, si è esplicitato.

Il viaggio raramente è vano.

Nittalope
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